Che cos’è la PsicoNutrizione?

Che cos’è la PsicoNutrizione?

Per sconfiggere sovrappeso ed obesità, quando non si risponde ai parametri della chirurgia bariatrica, è possibile affidarsi ad un percorso di Psico Nutrizione che guida ogni persona ad acquisire uno stile di vita sano attraverso Step strutturati individualmente per ognuno.

Ma che cos’è la Psico Nutrizione?
Si tratta di un nuovo ed interessante approccio, olistico ed interdisciplinare, tra Scienza della Nutrizione e Psicologia, che esplora le relazioni tra pensieri, sentimenti e credenze inconsce sulla nutrizione, il loro impatto sulle condotte alimentari e sul metabolismo. In particolare si concentra sulle affascinanti connessioni tra cervello, corpo, digestione e comportamento alimentare. Esistono profonde connessioni tra ciò che mangiamo ed il nostro cervello. La Psico Nutrizione affronta in modo nuovo le problematiche più comuni della Fame Emotiva, della Dipendenza dal Cibo e le difficoltà che incontra soprattutto a lungo termine chi vuole dimagrire o vuole stabilire un rapporto più sano e benefico con la propria alimentazione.
Il percorso Psico Nutrizionale prevede, quindi, l’azione congiunta e combinata di due tipi di interventi strettamente correlati: l’intervento del dietista che attraverso il percorso di educazione alimentare, la dieta e la perdita di peso, inciderà su aspetti psicologici; perciò interviene lo psicologo-psicoterapeuta per lavorare, insieme al paziente, su aspetti riguardanti l’autostima, l’immagine corporea, la motivazione al cambiamento e una vasta gamma di emozioni, che a loro volta influiranno positivamente sull’alimentazione.

Giornata Mondiale dell’Obesità 11 ottobre 2017

Giornata Mondiale dell’Obesità 11 ottobre 2017

Mercoledì 11 ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell’Obesità, una giornata di sensibilizzazione su questa tematica. Associazioni di pazienti ed istituzioni si attivano per informare sulla necessità di contrastare quella che è una vera e propria malattia, purtroppo, non ancora pienamente riconosciuta come tale.
In Italia, le ultime statistiche rivelano che circa il 42% degli adulti è in sovrappeso; di questi, ben 6 milioni sono obesi, 500.000 sono grandi obesi. Ogni anno muoiono 57.000 persone per le complicanze dovute all’obesità: diabete, malattie cardiovascolari (infarti ed ictus), tumori: una vera e propria epidemia.
In Emilia Romagna seguiamo il trend nazionale. Infatti, dai dati dello studio di sorveglianza regionale PASSI, relativi al periodo 2011-2014, emerge che tra gli adulti (18-69 anni) l’eccesso di peso riguarda il 42% delle persone: il 31% sovrappeso, l’11% obeso, ovvero circa 930.000 persone adulte sono sovrappeso, 340.000 sono obese.
Il Centro di PsicoNutrizione, sito a Cesena in via Matilde Serao 20, lavora con persone adulte affette da sovrappeso, obesità e disturbi del comportamento alimentare. I professionisti del centro (dr.ssa G. De Palma, Psicologa Psicoterapeuta e dr.ssa C. Pari, Dietista) rispondono alle esigenze di persone interessate ad intraprendere un percorso psico nutrizionale, finalizzato non solo alla perdita di peso ma soprattutto al raggiungimento di un nuovo e sano stile di vita. È possibile strutturare un percorso conservativo (lavorando insieme con piano alimentare e strategie comportamentali) oppure chirurgico (con preparazione ad un intervento bariatrico e successivo follow up rieducativo).
In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, i professionisti del centro sono gratuitamente a disposizione della cittadinanza per dare informazioni relative ai diversi percorsi.
Chi è interessato può prenotare un appuntamento per mercoledì 11 ottobre, dalle ore 10.30 alle 17.30, contattando i numeri 346 2380588 dr.ssa Cristina Pari, dietista – 328 5858664 dr.ssa Graziana De Palma.

Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Qualche volta, può sembrare che quasi all’improvviso siano diventate persone felici, che ci sanno fare con tutti, che piacciono e riscuotono grande successo, come se non avessero più alcuna fragilità; eppure le fragilità sono presenti in tutti noi essere umani. Questo essere sempre al centro della ribalta, in effetti, potrebbe essere anche la spia di una profonda insicurezza esistenziale che porta a desiderare l’attenzione degli altri quasi come una vera ossessione.
Si tratta di persone che, successivamente ad un importante dimagrimento, cominciano ad apparire particolarmente egocentriche. Non si tratta necessariamente di persone affette da disturbo di personalità narcisista, ma di tutti coloro che non riescono a vedersi se non al centro di un’immagine di grandiosa apparenza (per nascondere qualche insicurezza).
Nel caso specifico di persone affette da obesità, e che vivono un evidente calo ponderale, si tratta del profondo bisogno di essere riconosciute come persone “nuove”; finalmente, non provano più quel sentimento di vergogna che troppe volte è stato causa di chiusura in se stessi, emarginazione, stati ansioso depressivi, invalidanti per la gestione della vita quotidiana per molto, troppo tempo. Sembra che una persona, intimamente, continui a non piacersi e non stimarsi, spesso solo perché non si conosce abbastanza e si colpevolizza per il suo stato di obesità che lo ha accompagnato fino a qualche mese prima. Per compensare questa insicurezza, che rimane anche dopo il dimagrimento, vuole piacere e conquistare, a tutti i costi, per ottenere così conferme del proprio valore.
Accade di ritrovarsi in compagnia ed osservare la tendenza a monopolizzare la serata, a colpi di battute brillanti, verso un pubblico da sedurre e dal quale ottenere conferme, emerge il voler dare una eccezionale immagine di sé. Inizialmente prende spazio un tratto di personalità appagante per chi lo vive e seducente per chi gli sta intorno. Ma, con il tempo, questa può logorare le relazioni intime e sociali, lasciando lo stesso senso di frustrazione e solitudine vissuto, quasi come costante, negli anni di obesità. Perciò, per dimagrire in maniera sana, è importante affidarsi a percorsi di psico nutrizione e/o chirurgia bariatrica con professionisti specializzati, affinché il processo di dimagrimento venga vissuto in maniera graduale e cercando, il più possibile, di dare spazio ad un sano equilibrio psico fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)
www.grazianadepalma.it

Primavera, che ansia!

Primavera, che ansia!

Arriva la primavera, le giornate si allungano ed aumenta anche il desiderio di stare all’aperto!
Tuttavia, si fanno sentire anche i fastidi del cambio di stagione: ansia, irrequietezza, stanchezza, insonnia, sbalzi di umore, diminuzione dell’attenzione e della concentrazione, nervosismo, problemi respiratori e sindromi depressive. Esiste, infatti, un diretto e proporzionale legame tra benessere e/o malessere psicofisico ed i molteplici cambiamenti di clima e temperatura.
Per molte persone la primavera porta con sé anche l’ansia: il cambiamento di stagione comporta modifiche climatiche che influenzano mente e corpo, i quali si esprimono attraverso sintomi psicologici e fisici. Spesso si tratta dell’acutizzarsi di disturbi preesistenti che agevola la comparsa dell’ansia per motivi di diversa natura.
La persona tendenzialmente ansiosa tende a cercare costantemente un equilibrio che le consenta di restare il più possibile indisturbata e tranquilla; equilibrio che, di solito, raggiunge evitando il più possibile le novità, i cambiamenti, gli stimoli che richiedano un riadattamento.
In primavera il clima diviene instabile e questo mette a dura prova l’equilibrio della persona ansiosa che deve riadattarsi, continuamente, a condizioni che mutano; tali mutamenti possono innescare reazioni ansiose, soprattutto nelle persone particolarmente attente al proprio corpo ed alle sensazioni fisiche che esso trasmette. Inoltre, dal punto di vista psicobiologico, le variazioni di temperatura e luminosità incidono sui livelli di serotonina e melatonina prodotte dall’organismo influenzando sonno ed umore, con aumento di insonnia ed irritabilità, in alcuni casi, anche con l’insorgere di uno “stato depressivo primaverile”. L’organismo produce anche più cortisolo (l’ormone dello stress) per affrontare le giornate, che diventano più lunghe, con il risultato che i soggetti più sensibili agli stimoli climatici ne producano in eccesso sentendosi poi tesi e stanchi anche per via dell’effetto eccitante di questo ormone.
Possono comparire, quindi, mal di testa, ansia, irrequietezza, eccessiva stanchezza, stress, nervosismo, difficoltà cognitive, insonnia, sonno disturbato, tensione, agitazione psicomotoria, apatia, depressione, sbalzi d’umore. In Italia si stima che una persona su 4 viva tali problematiche e disturbi a causa degli sbalzi climatici, e che tre individui su 10 subiscano i medesimi sintomi al passaggio da una stagione all’altra.
È importante non sottovalutare il fatto che una parte del malessere dipenda anche da ciò che accade nel proprio corpo, oltre che nella propria mente.

Drssa Graziana De Palma
www.grazianadepalma.it

Quale attività fisica per perdere peso?

Quale attività fisica per perdere peso?

Lo stile di vita attivo che tutti dovremmo perseguire è quello che integra l’attività fisica nella nostra quotidianità.
Esistono linee guida per la pratica di attività fisica, specifiche per età e particolari condizioni di vita e di salute (gravidanza, disabilità, …).
Ad esempio, per bambini e adolescenti si raccomanda almeno 1 ora di attività fisica al giorno e le attività dovrebbero comprendere esercizi aerobici e di potenziamento muscolare e osseo.
Quest’ultime infatti esercitano una forza sull’osso in grado di promuoverne la crescita ed il rafforzamento. Alcuni esempi sono: corsa, salto della corda, basket, tennis, ecc., che sono anche attività aerobiche.
Per gli adulti sani fino ai 65 anni si raccomanda la pratica di almeno 30 minuti di attività fisica aerobica moderata per 5 giorni alla settimana (almeno 150 minuti) o almeno 20 minuti di attività intensa per 3 giorni alla settimana (almeno 75 minuti).
Un’attività fisica regolare aerobica, ad esempio 30 minuti al giorno, oltre ad aumentare l’efficienza cardiocircolatoria e respiratoria, apporta numerosi effetti positivi sulla salute fisica e mentale.

BENEFICI FISICI
Rallenta l’invecchiamento di ossa e cartilagini, ne aumenta la resistenza, si riduce il rischio di fratture
Migliora la forza muscolare, l’elasticità e la potenza dei legamenti articolari
Migliora la postura e la capacità di assumere atteggiamenti più corretti, quindi si attenuano dolori derivanti da posture errate
Migliora la destrezza motoria e l’efficienza del sistema nervoso in genere
Aumenta la resistenza cardiaca e coronarica; migliora l’irrorazione sanguigna periferica e viene facilitato il ritorno venoso (durante la camminata la pianta del piede viene sottoposta ad un continuo massaggio che stimola la circolazione venosa).
La pressione tende a normalizzarsi
Aumenta la capacità polmonare
Aiuta a prevenire o ridurre obesità e sovrappeso
Si rinforzano il sistema immunitario ed il sistema endocrino
Si riducono i livelli di colesterolo
, in particolare quello cattivo (LDL)

BENEFICI PSICOLOGICI
Aumenta la resistenza agli stress ambientali
Migliora la stabilità emotiva
: la produzione di endorfine abbassa notevolmente le tensioni psichiche legate ad ansia e depressione
Migliora l’autostima e rende più disponibili verso l’ambiente sociale
Favorisce la socializzazione

PER INIZIARE UNA ATTIVITÀ FISICA

  • Usa calzature comode, bene allacciate, che avvolgano bene il piede, e con una suola elastica per attutire il contatto del tallone al suolo.
  • Occhio alla postura: testa eretta, sguardo in avanti, busto verticale, spalle rilassate e braccia che oscillano liberamente in modo coordinato agli arti inferiori
  • Programma le volte che intendi fare attività fisica nella settimana.
  • Usa un diario per annotare quanto cammini ogni giorno e valutare i tuoi progressi: puoi contare il tempo o utilizzare un contapassi.
  • Comincia gradualmente, con 5/10 minuti e aumenta il tempo ogni settimana di 5 minuti fino a d arrivare a camminare almeno 30/45 minuti la maggior parte dei giorni della settimana. Aumenta progressivamente anche l’andatura: prima lenta poi sempre più veloce.
  • Nei limiti consentiti scegli percorsi in ambienti sicuri e poco inquinati.


N.B:
RICORDA!!!
per Attività moderata si intende quando aumenta la frequenza cardiaca, il respiro si fa più veloce ma permette di mantenere una conversazione, aumenta il senso di calore con leggera sudorazione.
per Attività intensa si intende quando il battito cardiaco e la respirazione aumentano la frequenza, aumenta la sudorazione e non è possibile sostenere una conversazione.

Chi desidera dimagrire deve tenere presente che:
A bassa velocità (60-70% della massima frequenza cardiaca), quindi con una attività fisica moderata l’organismo tende a consumare una miscela di zuccheri e grassi.
A velocità superiori (quindi con una attività fisica intensa) la fonte energetica è data quasi esclusivamente dagli zuccheri e la durata dell’allenamento di solito è minore (più il lavoro è intenso e più richiede pause lunghe di recupero).
Ma è soprattutto la soglia del metabolismo a determinare una maggiore efficacia dell’attività fisica prolungata a bassa intensità rispetto a quella con intensità più elevata. Infatti con una attività fisica moderata ma prolungata la soglia del metabolismo resta elevata per molto tempo anche dopo la sospensione dell’allenamento.
Non è la velocità di esecuzione che porta ad un maggior consumo calorico ma il lavoro totale.
Dunque è preferibile svolgere un’attività poco impegnativa ma prolungata (almeno 45-60 minuti) piuttosto che un’attività intensa e breve.

Lo zucchero fa male?!

Lo zucchero fa male?!

Lo zucchero si ricava per estrazione dalla barbabietola da zucchero o dalla canna da zucchero.
Lo zucchero grezzo (che si ricava sia dalla canna da zucchero che dalla barbabietola) è semplicemente uno zucchero non totalmente raffinato.

Lo zucchero bianco
Lo zucchero bianco si ricava dalla barbabietola da zucchero, dalla quale, mediante diversi passaggi a livello industriale, si ricava uno zucchero grezzo di colore giallo brunastro.
Questo zucchero grezzo viene poi raffinato fino ad ottenere lo “zucchero di barbabietola”, bianco e dolcissimo, che tutti conosciamo.
Il processo di produzione dello zucchero bianco è lungo e complesso, e prevede lavorazioni intensive che utilizzano diversi reagenti chimici che permettono di separare e concentrare le sostanze zuccherine (saccarosio) presenti nell’estratto di radice di barbabietola.
Il risultato finale è saccarosio quasi in purezza.
A causa delle intensive lavorazioni a cui è sottoposto, lo zucchero bianco è privo degli elementi nutritivi come vitamine, enzimi, sali minerali presenti in origine nella radice della barbabietola.
Molte persone sostengono che sia addirittura un alimento dannoso per l’organismo.
L’aspetto del quale preoccuparsi maggiormente è l’eventuale presenza di residui di sostanze chimiche utilizzate durante la lavorazione industriale. Su questo potenziale problema non esistono informazioni certe a riguardo, ma i severi controlli della legislazione italiana dovrebbero tranquillizzare chi fa uso di zucchero bianco.

Lo zucchero di canna
Lo zucchero di canna è ottenuto da una pianta di origine tropicale, la canna da zucchero.
A maturazione raggiunta, le canne vengono tagliate e macinate; il succo ottenuto viene raccolto e concentrato mediante l’utilizzo del calore.
Esistono due tipi principali di zucchero di canna, lo zucchero grezzo e quello integrale.
Il più diffuso è lo zucchero grezzo, dall’aspetto granuloso con cristalli di forma regolare e di colore beige tendente al dorato. È ottenuto dall’estratto di canna da zucchero opportunamente trattato e raffinato.

Meno diffuso è lo zucchero di canna integrale.
A differenza di quanto si è portati a credere, lo zucchero di canna non è necessariamente sinonimo di prodotto integrale (e “salutare”), a meno che non sia specificato “integrale”.
È molto facile distinguere fra uno zucchero grezzo ed uno integrale, se non si può consultare la confezione: mentre quello grezzo presenta cristalli di dimensioni regolari ed uniformi, lo zucchero di canna integrale presenta granuli di dimensione variabile, irregolare ed è inoltre caratterizzato da profumo, colore ed aroma intensi e caratteristici.
Quello che cambia fra zucchero bianco e zucchero di canna grezzo è la quantità di minerali e vitamine, che è maggiore nello zucchero di canna grezzo per via dei processi di raffinazione più blandi cui esso è sottoposto. Ad esempio la quantità di calcio è di 56 milligrammi/100 g di zucchero di canna contro 1 milligrammo dello zucchero bianco, oppure la quantità di provitamina A dello zucchero di canna di 4mg mentre è assente in quello bianco. Nello zucchero grezzo di canna sono presenti quantità rilevabili anche di potassio, ferro, sodio e manganese, così come modeste quantità di vitamine del gruppo B e vitamina PP.
Tuttavia, anche se è vero che questi elementi nutritivi sono effettivamente più abbondanti nello zucchero di canna grezzo, è anche vero che lo zucchero non è, e non deve essere, la fonte principale di approvvigionamento di questi elementi indispensabili per la nostra salute.
Le maggiori fonti di vitamine e minerali della nostra alimentazione sono frutta, verdura, acqua: un’alimentazione corretta e bilanciata non si basa certo sull’apporto di quegli elementi contenuti nello zucchero, che sono assolutamente trascurabili.
I potenziali (e, spesso, reali) danni sono dovuti a tutti quegli zuccheri semplici che assumiamo quotidianamente senza accorgercene, perchè presenti nei cibi e nelle bevande che abbiamo in dispensa: dolciumi, gelati, snack, caramelle, merendine, bibite gassate, succhi di frutta e così via.
In questi alimenti sono contenute quantità elevate di zuccheri, ed è proprio qui che andrebbe ricercata la tutela della propria salute.

Dott.ssa Cristina Pari dietista

Festività natalizie con il sorriso!

Festività natalizie con il sorriso!

Per godervi i bei momenti delle feste senza rinunciare alla tradizione ed essere più determinati nei giorni feriali, ricordate che:
«La dieta non si fa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale!».

No alla spesa “extralarge”
Evitate di avere la credenza ed il frigo stracolmi. Il consiglio è quello di fare la spesa sempre a stomaco pieno, valutando quante provviste effettivamente servono in casa, al netto degli inviti da parenti o amici. Il danno maggiore alla linea (e anche alle tasche!) è dovuto alle tentazioni che restano in cucina e fanno fare ogni giorno il pieno di grassi, zuccheri e calorie.
Fino al 23 dicembre, dal 27 al 31 e dal 2 gennaio in poi seguire le sane abitudini!!!

Le insolite abbuffate
Rinunciare a una “dieta” rigorosa a Natale, non significa grandi abbuffate: soprattutto se si sta già seguendo un percorso per un sano stile di vita e alimentare, può capitare di non essere più abituati alla digestione di pietanze succulente ed elaborate. Questo vale soprattutto per i pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica che, quindi, mangiano porzioni di cibo ridotte, ed in caso di “esagerazioni a tavola” potreste avvertire disturbi come senso di nausea, vomito e gastrite o dolori addominali vari dopo i pasti. Quindi, «no» alle scorpacciate seriali. Ripetuti e ravvicinanti momenti conviviali, fuori dalle normali abitudini alimentari, possono favorire la difficoltà a rientrare in queste sane abitudini ormai acquisite.

No al digiuno (pre)
È cattiva abitudine arrivare digiuni ai cenoni della Vigilia e del 31 dicembre! Colazione, spuntini di metà mattina e pomeriggio a base di frutta ed un pranzo leggero a base di verdura (ad esempio un buon minestrone con pochi crostini di pane) ci consentiranno di non divorare anche le palline sull’ albero di Natale, quando il ritardatario di turno ci farà aspettare per sederci a tavola!

Gli aperitivi
Se organizzate in casa vostra gli apertivi con parenti ed amici, sostituite gli stuzzichini particolarmente salati e grassi (salatini, patatine, pizzette, salse …) con crudité (finocchi, carote, coste di sedano, pomodorini ecc), macedonia di frutta fresca con succo di limone, grissini, magari accompagnati da bevande sane e fatte in casa come il succo di pomodoro, la spremuta di arance pompelmi limoni … Al bando i superalcolici. Da evitare dolci e cibi cremosi che anche con un intervento di chirurgia bariatrica “passano bene” senza dare alcuna sazietà!

Gratifichiamo la psiche
Ricordiamo sempre che il bello soddisfa la mente e l’anima! Perciò apparecchiamo una bella tavola (curando ogni dettaglio: colori, design delle stoviglie, tessuti, centrotavola …) mettendo nei piatti porzioni adeguate che ci consentano di fare piccoli assaggi di più pietanze senza aver esagerato nel complesso.

L’ingorgo di pietanze
Per tutti, è utile fare una scelta a tavola. Qual è il vostro piatto preferito durante le feste? Ecco, limitate a piccoli assaggi tutto il resto e godete di quello nella giusta misura!

No al digiuno (post)
Sensi di colpa non sono ammessi dopo. Non serve digiunare nei giorni successivi: non aiuta affatto. Piuttosto, è utile fare sport, aumentare le passeggiate, sfruttando tutte le occasioni di movimento, sentendosi sereni con se stessi.

No al pieno di cioccolata
Superato il Natale, fate in modo che la Befana non riempia la calza con dolci e cioccolatini ma porti invece un bel libro, un buono per un massaggio o altro. È utile imparare a trarre soddisfazione non solo dal cibo, ma anche attraverso ciò che può gratificare la psiche e l’anima.

La bilancia che spiazza
Tenete lontana la bilancia. Meglio evitare di pesarsi subito dopo le feste e, vittima dei sensi di colpa, dare inizio a diete squilibrate. Una sana e corretta alimentazione, un buon livello di attività fisica ed un buon contatto con la propria interiorità saranno i migliori buoni propositi per il 2017.

Dr.ssa G. De Palma – psicologa psicoterapeuta specializzata in dipendenze patologiche    328 5864664
Dr.ssa C. Pari – dietista specializzata in obesità e nutrizione pre e post-chirurgia bariatrica 346 2380588

 

Intolleranze alimentari, cosa sono?

Intolleranze alimentari, cosa sono?

Si fa un gran parlare oggigiorno di intolleranze e disturbi legati ad alimenti, ma sappiamo cos’è una intolleranza alimentare?
L’intolleranza alimentare è una reazione avversa dell’organismo ad una alimento o bevanda che esso non riesce ad “accettare”, dando quindi come sintomi più frequenti dolori addominali, gonfiore, diarrea.
A differenza dell’allergia, non vi è una risposta a livello immunitario.
Tra le più comuni intolleranze in Italia vi è quella al lattosio (zucchero del latte) dovuta alla carenza dell’enzima che si occupa di scindere questo disaccaride, con conseguente difficoltà a digerire latte e latticini freschi; ne soffre circa il 60-70% della popolazione.
Non sempre l’intolleranza viene percepita; infatti, in alcuni soggetti, bere o mangiare piccole quantità di un cibo al quale il proprio organismo è intollerante può non dare alcun sintomo per anni, oppure non darne mai.
Tutte le intolleranze si possono manifestare a qualunque età; ecco perché ci capita sentire di persone che hanno sempre mangiato certi cibi/bevande e che, ad un certo punto, hanno iniziato ad avvertire fastidi e sintomi legati a questi prodotti.
Un’altra intolleranza di cui si parla molto è quella al glutine (celiachia), che porta ad eliminare dalla propria alimentazione cereali che contengono questa proteina: frumento, orzo, farro, segale, kamut, sorgo, spelta, triticale, e tutti i cibi fatti con questi cereali.
Per la celiachia esiste un test scientificamente attendibile; in caso di risultato positivo, i cibi con glutine vanno sostituiti con quelli che ne sono privi.
Oramai in gran parte dei supermercati si trovano prodotti ad hoc per intolleranti, e sempre con maggiore assortimento.
Inoltre, dalla fine 2014, è obbligatorio che nelle etichette alimentari l’allergene o allergeni presenti vengano evidenziati in colore differente o in grassetto per rendere più visibile ai consumatori la loro presenza.

Come ci si può prendere cura di se in maniera Piacevole?!?

Come ci si può prendere cura di se in maniera Piacevole?!?

Il segreto è … Ascoltarsi per essere Consapevoli di se stessi!
L’ascolto di se, delle proprie emozioni e sensazioni, consente il raggiungimento di un equilibrio psico emotivo che induce a prendersi cura di se stessi a 360 gradi (vita personale, professionale, sociale ecc…).
Se parliamo di salute: sappiamo bene che un sano e corretto stile di vita è alla base del benessere psico fisico; ma sappiamo in che cosa consiste davvero un sano e corretto stile di vita”?
Alimentazione ed attività fisica sono fondamentali per il proprio benessere, ma senza una buona predisposizione mentale non si riesce a seguire una sana alimentazione ed a svolgere regolarmente attività fisica con piacere; bensì, si rischia di vivere tutto ciò come se fosse una fatica. Di conseguenza, le diete dimagranti falliscono e tuta e scarpette finiscono in garage!

Oggi parliamo di Psico nutrizione come approccio olistico ed interdisciplinare; in quanto è proprio cominciando a lavorare con la nostra stessa psiche che possiamo aprirci ad una corretta alimentazione, regolare attività fisica e, quindi, ad un nuovo e sano stile di vita.
Di seguito, qualche semplice suggerimento per vivere con piacere la ricerca ed il raggiungimento di un buon equilibrio psico fisico; le indicazioni sono efficaci solo se si riesce a farle proprie per Se Stessi!!!

  • Ascoltarsi per imparare a riconoscere la fame fisiologica e distinguerla dalla fame psicologica/emotiva;
  • Riconoscere la sazietà organica e fermarsi di fronte al “mi sento pieno!”;
  • Ricordare che non bisogna mangiare per abitudine o per placare gli stati d’animo negativi (i quali richiedono un lavoro psicologico con l’aiuto di esperti), ma per nutrire il proprio corpo e la propria mente in modo sano;
  • Nei momenti di noia, solitudine e/o malessere interiore (invece di cercare “consolazione” nel cibo) è piacevole “concedersi” una passeggiata all’aria aperta per coccolarsi in maniera sana;
  • Tutto ciò induce ad una maggiore consapevolezza di se stessi, dando spazio, lentamente e con piacere, ad un Nuovo Equilibrio Psico Fisico!

Dr.ssa G. De Palma

Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

La dipendenza (oggi si usa il concetto più generale di Addiction) è un processo attraverso il quale si produce, inizialmente, un comportamento che può avere la funzione di procurare piacere e di alleviare un malessere interiore. Successivamente, essa si caratterizza per un costante fallimento del suo controllo e per la sua persistenza, a dispetto delle conseguenze negative che produce.
La persona, diventando dipendente, perde il controllo sulla sua stessa vita e, benché desideri uscirne, i tentativi che fa in questo senso si rivelano per lo più fallimentari.
La dipendenza, quindi, nasce dal consumo regolare di una sostanza psicoattiva legale (alcol, tabacco, medicamenti) o illegale (eroina, cocaina, droghe sintetiche, ecc.), ma anche da attività sulle quali la persona perde il controllo (gioco d’azzardo, anoressia, bulimia, sessualità promiscua, ecc.).
Con il termine “dipendenza” , quindi, s’intende un fenomeno complesso che spesso si radica nel vissuto di una persona e non ha una causa definibile in maniera univoca; in quanto, ha radici, spesso antiche, legate alla sua storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana dell’individuo, alle sue modalità comportamentali. I fattori che possono causarla sono molteplici, di carattere sociale e/o ereditario, ed agiscono, ledendola, anche sulla capacità individuale di far fronte alle differenti situazioni cui ci si confronta.
Dipendenza da sostanze: quando si parla di dipendenze si pensa subito alle sostanze illegali come l’eroina, l’ecstasy o la cannabis, ecc., ma sono altrettanto fonti possibili di dipendenza il tabacco o l’alcol o determinati farmaci che di per sé sono perfettamente legali e socialmente accettati;
Dipendenza da Attività ed Abitudini che, isolate, emergono dalla quotidianità diventando comportamenti compulsivi: sport, pulizia, lavoro, computer, shopping, cibo, gioco d’azzardo, ecc. Per esempio: tutti noi guardiamo la televisione, a volte, senza un vero interesse per ciò che vediamo, oppure mangiamo senza avere fame; quando, però, questi comportamenti diventano irrinunciabili e il soggetto si sente costretto a compierli, pena la frustrazione, l’angoscia ed il malessere, allora si parla di compulsività e di dipendenza. Se il soggetto dipende, per il proprio “benessere”, da tali oggetti gratificatori è affetto da una dipendenza.
Quanto detto finora permette di evidenziare una peculiarità del fenomeno: infatti, si tratta di una patologia caratterizzata da uno sviluppo e da un decorso che richiedono tempi lunghi; non si diventa dipendenti dall’oggi al domani e l’uscita da questo tipo di situazioni può necessitare di ripetuti tentativi e numerosi fallimenti. Le dipendenze non insorgono in maniera repentina ma sono frutto, proprio per il tipo di fattori che ne costituiscono la possibile origine, di un lento, quasi impercettibile, processo.
La problematica, quindi, affonda le proprie radici nel vissuto del soggetto: le esperienze personali, l’educazione, l’ambiente, la famiglia, lo stato d’animo, ecc. sono solo alcuni dei fattori sui quali è possibile che venga a svilupparsi una dipendenza. Per questo motivo il confine tra abitudine e dipendenza è difficilmente tracciabile e d’altro canto, proprio in quanto non si tratta di un confine nettamente demarcato, non è univocamente valicabile (ossia è possibile passare dall’abitudine alla dipendenza e viceversa e questo passaggio può avvenire in maniera reiterata).
Alla luce di tutto ciò, si può quindi comprendere come, nella lotta contro le dipendenze, la prevenzione e la promozione della salute (tanto a livello individuale quanto comunitario ed ambientale) svolgono un ruolo fondamentale, costituendo il benessere psicofisico e sociale un fattore determinante la capacità di ciascun individuo di fare capo quotidianamente alle proprie risorse e competenze e personali.

Dr.ssa G. De Palma